
Per me è un utile cestino in cui gettare tutte le frattaglie e gli scarti del lavoro senza dovermi alzare dal tavolo ogni quarto d’ora per buttar via una strisciolina di carta o un pezzo di carta vetrata usata.
Per il Giovane Felino Cretino è un pericoloso covo di talebani cattivi che vanno stanati e messi in condizione di non nuocere. Il che significa che appena mi allontano un attimo lui si apposta, tende agguati e aggredisce, seminando panico e scompiglio fra i nemici feroci.
Per Ciro, che è geometra inside, affrettatosi a fare sopralluogo e redigere formale perizia, trattasi esattamente di cestino gettacarte ribaltato e di scarti di lavorazione (alcuni, divertenti, a cui assestare una zampata con un certo distacco).
Morale: devo ricordarmi di svuotare ogni sera il covo, onde evitare, al mattino dopo, di raccattare resti di talebani per tutta la casa.
Meditare sulla relatività della percezione è cosa sana.
Ci sono giornate che, non si sa bene perché, viene voglia di prendere il mondo e farlo a pezzettini.
Sistematicamente, senza furia, senza platealità: un ordinato e organizzato lavoro di distruzione.
In realtà in genere si sa anche bene perché, ma un ampio “Odio il mondo!” è onnicomprensivo e risparmia inutili e copiosi elenchi.
Poi la parte pratica interviene e si finisce per convenire che trattasi di lavoro assolutamente improbo, inutile, poco fruttuoso e anche, volendo, approssimativo (per eccesso).
Resta però quel malumore a fior di pelle che fa venire voglia di azzuffarsi con qualunque cosa capiti sottomano e l’incapacità di portare a termine in maniera decente qualunque compito ci si prefigga.
Se non si riesce in nessun modo a dare la colpa agli ormoni, allora è sintomo di stress e di frustrazione.
Tendo ad escludere che sia colpa degli ormoni.
La parte raziocinante, saggia e anche un po’ new age, mi ripete già da un po’ che trattasi di meravigliosa opportunità offertami dalla vita per affinare le mie virtù, mettere alla prova il mio equilibrio, progredire nella mia crescita interiore e spirituale.
Un’altra parte, meno raziocinante, meno saggia e per nulla new age, etichetta tutto ciò con epiteti irripetibili.
Un altro pezzo è rintanato da qualche parte e non sa bene che fare.
Altri componenti più autonomi si sforzano di tirare avanti tutta la carretta provvedendo, in modo un po’ scoordinato, all’espletamento dei compiti ordinari e quotidiani.
Ho tentato varie assemblee in cui ho convocato tutte le parti in causa nel tentativo di trovare una soluzione, sia pure transitoria, che ci consenta di andare avanti con una certa armonia d’intenti, ma sembra di essere il governo italiano, con la coperta corta, i franchi tiratori e gli estremisti che minacciano rivolta. Se loro possono durare 5 anni, posso farcela anch’io.
Nel frattempo vi metto il reportage fotografico della Cana Amica della Villa: trattasi di signora cana amica di tutti i cani e gli umani della villa, sta lì quasi ogni domenica e questa volta ha pensato bene di spanzarsi al sole davanti al nostro banchetto, con aria beata. E’ stata lì tutta la mattinata e la gente si fermava a guardare la Beata Bestia Impassibile. Spero la troviate tanto carina!!!

Eccomi qua! Eccomi qua!!
Io non scompaio: al massimo intermitto.
E’ che sono incapace di fare troppe cose assieme: faccio poche cose alla volta. Piano.
Gennaio è volato via, finalmente è arrivato un po’ d’inverno, secondo natura, e io sono qui, come si conviene ad una Marmotta a cui il letargo non è dato, con le zampette gelate e il naso freddino, sapendo che la primavera non può arrivare se prima l’inverno non fa il suo.
In questo periodo mi sono data alle ristrutturazioni: lo scorcio d’anno passato ha lasciato macerie, cose che non servono più e cose nuove a cui dare una collocazione. Ci sono cose da buttar via, e non sempre è facile liberarsi di ciò che realmente non serve più; ci sono cose che si ribellano all’idea di essere buttate via, che scappano e si nascondono negli anfratti, nei cassetti, negli angoli più riposti della casa e del cervello. Ci sono muri da buttar giù, pareti da rimbiancare, scaffali da svuotare per far posto a cose nuove.
La cosa più nuova è la riorganizzazione di Casa Marmotta (quella vera): ho preso la sofferta decisione di chiudere col laboratorio e di lavorare in casa. Ho desiderato a lungo una maggior indipendenza, una più serena gestione del mio tempo, la possibilità di godermi di più questa mia adorata casetta. Dopo colluttazioni e spostamenti, risse con cassapanche e tavoli, miracolosamente sono riuscita a tirar fuori dai miei venti metri quadri un angolino laboratorio in veranda. Al mattino la luce è bellissima e le ore passano senza che io me ne accorga: inchiodo, incollo, stucco, passo flatting e turapori, ritaglio, dipingo, levigo, rifinisco. Ogni tanto passa qualcuno a trovarmi, a prendersi un caffè e farsi una chiacchiera. Oltretutto sto facendo un caffè niente male e questo mi invoglia a estendere l’invito a tutti i miei sei fedeli lettori partenopei e/o in transito, nell’ambito della campagna culturale “Casa Marmotta Open”: venitevi a prendere una tazza di caffè quando vi trovate in zona,
Sono anche ricominciati i mercati in Villa Comunale e così, salvo novità, diluvi o imprevisti, le sorelline saranno lì ogni qualvolta che il calendario dichiarerà che quel giorno della settimana si chiama “Domenica”. E vi confesserò che
Domenica scorsa sono uscita di casa che era ancora buio, ho camminato per un Vomero deserto e dormiente, ho preso una funicolare che è partita solo per me e sono arrivata a piazza Amedeo che allora allora cominciava a farsi giorno. E ho scoperto che quella notte i piccioni avevano fatto una festa in piazza. Ce n’erano alcuni ancora un po’ brilli che zigzagavano zampettando tra il selciato e le aiuole, qualche capannello ancora si assembrava, immagino per spettegolare sugli accadimenti della notte trascorsa, qualcuno, con passo malfermo si affrettava verso casa. Mi è venuto di chiedere a uno di loro “Bella festa, eh?”, ma mi sono astenuta, pensando che avrei potuto spaventarlo, così mi sono tenuta ai margini e ho proseguito per la mia via senza disturbare.
Ho visto un’alba meravigliosa, ho bevuto un caffé pessimo e poi, col sopraggiunto Biochimico, ci siamo messe ad allestire. La sorella, forte della nomina a Direttore Artistico e Tecnico, sta dando il meglio di sé: dopo ripetute prove abbiamo un’esposizione che ci soddisfa alquanto e cospicui progetti di migliorie estetiche. Che si può volere di più dalla vita?
Mi pare che come aggiornamento possa bastare, anche se mancano ancora alcuni ragguagli:
-
- Dovrei riuscire ad essere più presente in veste virtuale
- Dovrei riuscire ad essere più presente in veste reale
- Dovrei smetterla di star qui a scrivere e andare a lavorare.
Improbabile orario, questo, per mettersi a scrivere. Ma alle volte è così: non riesci a dormire e non sai se sia il cuore, il cervello o la pasta e piselli. Non che sia importante, visto che in ogni caso il risultato è lo stesso.
Eravamo rimasti allo scontro finale in Villa, e come niente ci ritroviamo nel 2007.
Così, all'intrasatta (per gli stranieri: improvvisamente), e in mezzo quei sei o sette miliardi di cose accadute, sospese, concluse, sciolte, andate, tornate, che in questi giorni (anche grazie ad un'opportuna influenza) sto cercando di riordinare.
Vado a ritroso, un blocco alla volta.
L'anno nuovo ha fatto irruzione pochi giorni or sono, portandomi già semi, punti interrogativi, aspettative che cerco di dribblare fischiettando, e belle cose. Mi sono limitata a non esprimere desideri: non vorrei che poi si avverassero, per scoprire di non averli ben espressi o di aver desiderato altre badilate sui denti. Diciamo che già dirimere il presente è un buon impegno per l'anno nuovo.
Il Natale è trascorso tranquillo, per quanto tranquilli possano essere i giorni di Natale, ma già essere sopravvissuta indenne a capitoni, cassatine, salsicce, roccocò, betoniere di contorni, cargo di struffoli, ruoti di paste al forno, paste di mandorla, vini e spumantini, dispone ad uno stato d'animo sereno. Ho evitato tombole, mercanti in fiera, pandori e panettoni. E anche la lenticchia di mezzanotte del 31. Mi rendo conto di sentirmi sempre più lontana dal Natale, pur non provando nessun astio nei suoi confronti. Semplicemente ho smesso di amarlo anni fa, e non lo odio.
Il 24, intorno alle ore 14, si è conclusa anche il Mercatino in Villa.
Tra foto di gruppo, promesse (mantenute) di rivederci presto, e piani di battaglia, il Gazebo degli Artisti si è sciolto. Restano tracce indelebili, in particolar modo di giallo, di rosso e di oro, sulla pavimentazione della rotonda Diaz.
Ci sentiamo per dirci quanto ci manchiamo: Beatrice ulula dal suo pizzo sperduto, Clara abbandonata la sua postazione ha ripreso a combattere altrove, Ilaria si manifesta appena può, Luca pare si stia dando alla mondanità, la Quaglia è stata abbattuta da un influenza che l'ha tenuta fuori uso per tutte le vacanze, il Biochimico, non domo, è piena di grandi idee e di entusiasmo.
Soldi pochi, per tutti. Ma, amen, c'è anche altro nella vita.
C'è qualcosa, in particolare, che mi ha colpita profondamente.
Alle volte si è in un posto per dei motivi e all'improvviso si diventa testimoni di tutt'altro e si capisce che bisogna sempre avere occhi spalancati per guardare e animo umile per comprendere quel che si ha davanti.
E' stato una mattina che c'era un vento fortissimo. Ne hanno parlato i tiggì e i giornali: un lampione sradicato che è piombato sulla strada prendendo in pieno una ragazza in motorino, ammazzandola sul colpo. Non ero lì quando è successo, ma sono arrivata poco dopo. Tre lampioni più in là del nostro gazebo, il lampione divelto e buttato a terra. Un mucchietto per terra, pietosamente celato da un telo e una coperta. Un cielo pallido, un mare grigio, un silenzio irreale di parole, e il vento fortissimo che spazzava via tutto. E' durata ore la processione intorno a quella scena: la polizia, i vigili del fuoco, l'ambulanza, i parenti, il magistrato, i rilievi, il sindaco, la rimozione, finalmente, di quel corpo buttato là a terra per ore, il pianto del marito, lo zainetto macchiato di sangue, il motorino contorto, un mazzo di fiori sul marciapiede alla fine di tutto.
Al di là delle polemiche sulla manutenzione dei lampioni, quante possibilità ci sono che una persona in motorino, ferma ad un semaforo, in una qualsiasi mattina della propria vita, un istante esatto dopo esser ripartita possa essere ammazzata da un lampione che cadendo ti prende in pieno?
Mi hanno detto che un terzo di secondo avrebbe fatto la differenza e che magari per quella infinitesimale differenza quella donna avrebbe potuto raccontarla come un miracolo, come uno scampato pericolo. Per un terzo di secondo siamo stati testimoni del destino. Mi sembra quasi di aver avuto l'onore e l'onere di poter essere lì, perché è qualcosa che raccontata non è più lo stesso. Ho visto con i miei occhi la verità di quando si dice “stammo sotto 'o cielo”, del “si sta come d'autunno sugli alberi le foglie”. Lo diciamo sempre, lo diciamo tutti: siamo un soffio, e non siamo padroni del nostro tempo, della nostra durata. Non c'è nessun contratto firmato, nessuna garanzia, nessun soddisfatti o rimborsati, non si accettano reclami. Vederlo attuato lì a terra, un minuscolo bozzo coperto ed immobile dove un attimo prima c'era una donna, ha dato verità e sostanza ad una frase fatta, vera ma distante. Il capriccio di un lampione mal tenuto, una tempesta di vento, un semaforo rosso e una donna in motorino possono combinarsi all'infinito e dar vita a infiniti episodi più o meno significativi, più o meno memorabili, più o meno probabili.
Ho guardato tutto in silenzio, per non dimenticare nulla, per non dimenticare mai più la mia e la nostra mortalità, la nostra impermanenza, le nostre chanches da giocare ora e subito, il nostro tempo così finito.
In tanto sgomento so di aver avuto una buona lezione, un'opportunità in più.
In questa morte così assurda, chi c'era, ha avuto in omaggio un bacio e un sorriso dalla Triste Mietitrice, un appuntamento a Samarcanda, un promemoria forte da portare con sé.
Dalla Villa, almeno per un po' è tutto: che l'anno nuovo vi sia propizio!!!
Anche oggi bellissima giornata. Cari, domani e dopodomani indosserò gli abiti da Splendida Marmotta Artigiana, mi stamperò in faccia il miglior sorriso di cui dispongo, indosserò l'elemetto coi glitter a decoupage, e sosterrò l'assalto delle folle con piglio da guerriera e inflessibile intento. Ci sente alla fine degli scontri!!! Fate i bravi e buon fine settimana!!! Wild Marmot
Solicello generoso per l'attuale stagione, serata fredda, ma il bicchierozzo di vino rosso con le verdurine grigliate ha aiutato un po'.
Le orde non ci sono state, in compenso sono passati gli zampognari per ricordarci che è Natale.
Venduto poco, però ogni tanto passa qualcuno che cerca di venderci qualcosa e finora ci siamo fatti rifilare le luminarie di Natale, la tartarughina-brontosauro e l'elefantino cinese, commentando poi, sconsolati: “Eh ... non c'è niente da fare: sono più bravi loro a vendere...”. Sospiro.
Passaggio di strambi esseri umani:
“Signora, tenete le collane di pietra minerale?”
“Quelli sono segnaposto, ti dicono: no, quello non è il posto tuo!”
“Vendete le candeline?” (A Ilaria che dipinge i portacandele)
Comunque la giornata è stata operosa e luminosa.
Ilaria è entrata nel tunnel del decoupage e ormai incolla e picchietta carta su qualunque superficie decorabile. Beatrice ha scoperto di aver perso la bidimensionalità accanendosi su un vasetto di terracotta, la Quaglia intrattiene gustose relazioni con cornici e specchi. Il Biochimico, dopo aver svolazzato come uno zopylote per tutto il gazebo, per molti giorni, raccattando frammenti di qualunque cosa si infrangesse, si è data al mosaico. Gianluca combatteva contro le macchie sugli specchi e i tronchi di cono in sughero, ma la glitterite ha colpito anche lui, e Luca gli ha dipinto soli barocchi sugli specchi, eruzioni vulcaniche luccicanti di bronzo, finestre illuminate, e il sughero è diventato allegrissimo. Io mi sono data al picchiettamento e all'indoramento di superfici in terracotta e Luca e Ilaria erano quasi commossi ...
Si è scoperto che Clara ha una botola sotto il banchetto, visto che un attimo è lì, un attimo dopo è scomparsa: in un giorno riesce a percorrere chilometri muovendosi in un'area di un centinaio di metri quadri circa.
Per domani si aspetta l'invasione, le previsioni dicono sole, Beatrice ci ha regalato un cornetto (portafortuna, non commestibile) ciascuno, la lavanda profuma, l'impegno ce lo stiamo mettendo.
Ekkekkazz!!!! :)
Stamattina pioveva. Ogni tanto qualche anima pia, variamente legata al gazebo da vincoli affettivi e/o parentali, passa a trovarci e ci porta qualcosa di carino. L'esperienza della Scuola del Gazebo prosegue. Che vi devo dire? Dalla Villa, anche per oggi, è tutto.
Siamo arrivati tutti tarduccio, un po' come bisce umide.
Hanno pure cambiato il barman dello chalet più vicino, e ora fa un caffè che fa schifo.
Dopo aver sondato tutti i bar e gli chalet nei paraggi, riunitici in assemblea, abbiamo deliberato che il caffè più bevibile è quello dello chalet di fronte, oltretutto già fornitore ufficiale di taralli, lupini e quante altre schifezze dall'aria commestibile transitino per il nostro gazebo.
Dall'altra parte di Via Caracciolo.
Attualmente a semafori spenti.
(Per chi non conoscesse Via Caracciolo: è la via del lungomare, ed è una delle strade più larghe e a scorrimento veloce della città. Attraversarla già di per sé mi da il panico, a semafori spenti nella notte ha il suo bel brivido ...)
Volendo, si mastica tutto il giorno.
Per il rush finale l'organizzazione ha approntato migliorie logistiche ed è stata inaugurata la cucina che dovrebbe entrare a pieno regime da questo week end, per sfamare le orde natalizie che dovrebbero piombare su di noi.
Birra alla spina, primi piatti, grande classico di sasiccia alla brace, contorni vari.
Oggi è transitata una pasta e patate al forno con provola e speck che si dice fosse gustosa.
Io ero già immersa in un saporito maiale agrodolce asportato per l'uopo dal vicino ristorante cinese.
Si vedono in giro le prime macumbe, ci si scambia fiduciose pacche sulle spalle, si eseguono riti tribali, si lustrano talismani e corni, si indaga sulle previsioni del tempo.
La lavanda arde copiosa nel nostro gazebo.
La disposizione strategica dei bruciaprofumi è stata annientata dalla pioggia.
La Vestale era distratta, ma abbiamo già minacciato di darlo in pasto ai cani, la prossima volta.
Al grido di “più oro per tutti !!” i nostri Maestri del Colore ci hanno lanciate in uno scintillante universo di glitter e acrilici dorati, ramati e bronzati, con un risultato a dir poco luminoso e illuminante.
Il Biochimico e Beatrice, che ormai sono i tecnici del gruppo, stanche di stare striminzite striminzite intorno ad un microtavolino in quarantasette, (e col supporto del pragmatico di Sant' Enzo da Via Bausan, portatore sano di cioccolata, che Dio lo benedica!) hanno costruito un megatavolo collettivo con due panche e il tavolino. Ora abbiamo un tavolone da lavoro da almeno otto posti e alla fine Ilaria si faceva fare lezioni di decoupage dalla Quaglia, mettendoci però la mano da pittrice; la Quaglia a sua volta si lanciava nello spandimento di glitter sotto la guida dell'allieva. Il Biochimico dipingeva segnalibri insieme a Luca. Giovanni (artista aggiunto) faceva il ritratto a Luca, Beatrice incollava orecchini. Clara ancora non siamo riusciti a contagiarla con la febbre dell'oro, io spando oro e glitter un po' dovunque e i Maestri fanno sì sì con la testa e si vede che son contenti. Persino gli austeri specchi di sughero di Gianluca sono stati contagiati dal guizzo del brillantino, e pallide luci lunari sono apparse in una Napoli by Night prespistica.
Siamo il gazebo più luminoso e profumato di tutti!!!!
Ancora non so, economicamente, come andrà a finire questa storia.
So per certo, però, che stiamo vivendo un'esperienza fantastica: nessuno di noi ha più voglia di tornarsene a lavorare da solo, stiamo cominciando a ragionare sul modo di continuare a collaborare tutti assieme, ma poi ci penseremo. Per intanto ci stiamo organizzando per il capodanno ...
Buonanotte!!!
E anche oggi ho riportato a casa i resti di Wild Marmot. Buonanotte: dalla Villa Comunale è tutto anche per stasera!
Stamattina me ne sono andata zampettando in giro a sbrigare un paio di cosine, e convergendo alfine verso la funicolare (ormai sono lanciatissima oltreconfine ...) sono inciampata in alcune fettine di melanzane pastellate e fritte e un crostone con mozzarella prosciutto e ricotta, sgusciati caldi caldi tra le mie zampette passando davanti alla friggitoria Vomero (io, non le fritture).
(ogni tanto devo ricordarmi di prendere fiato e di fare periodi più brevi)
Essendoci un sacco di motivi per essere di buonumore, funiculì funicolà, me ne sono scesa in Villa, godendomi la passeggiata, e agguatando il gazebo a sorpresa dall'altro ingresso.
Li ho sorpresi a mangiare patate fritte, poi si sono materializzati dei caffè, poi abbiamo messo di nuovo a bruciare olio di lavanda, nominando Luca Vestale del Gazebo (deve guardare che non si spegna la candelina e che non si secchi il fornellino).
La cosa sembra funzionare: fa un buon profumo e ogni tanto si materializzano degli esseri umani dall'aria interessata.
La cosa va però ricalibrata: il bruciaprofumi messo sul banchetto di Ilaria, che è centrale, fa sì che abbiano venduto solo lei e Beatrice, che le sta di fronte. Evidentemente il raggio d'azione della lavanda è limitato e si disperde all'aperto. Domani portiamo altri due bruciaprofumi e li piazziamo strategicamente in modo da coprire tutto il gazebo con l'effetto lavanda.
Se proprio non accade nulla saremo il gazebo con un fresco profumo di pulito.
Il pomeriggio è passato tra una mano di flatting, due biscotti, un decoupage, un caffè, un vassoio, un cioccolatino, molto oro (Luca ci tiene), una carteggiata, finché non ci siamo trovati tutti intorno al tavolo a fare i pinguini sul pack, e sono comparsi pure i lupini (non i frutti di mare, quei cosi gialli in salamoia) a fine serata.
Abbiamo messo pure le lucette intermittenti all'ingresso, e facciamo un figurone.
Domani vediamo di migliorare l'addobbo, e per il week end saremo splendidi!
Sta per scattare La Settimana Prima Di Natale ... siamo al rush finale!!!
Il Grande Mercatino prosegue ...
Recupero energie per il rush finale e me ne vado a nanna.
Credo di aver fotografato questo stesso pezzo di mare almeno quaranta volte negli ultimi dieci giorni, ma non posso farci nulla: è una veduta mozzafiato, ogni giorno va in scena un cielo diverso, un mare di umore differente, in combinazioni di luci e di colori che non smettono mai di incantarmi.
Mi sto innamorando ...
Oggi c'era il sole e l'umore era alto.
Luca e Ilaria, i nostri giovani pittori, hanno finalmente trovato una buona sistemazione per i loro quadri, sopravvissuti alla furia degli elementi. Luca ha smesso di minacciare di strangolare l'organizzatrice (che non è cattiva, ma la disegnano così) e Ilaria ha smesso di ululare il suo disappunto come un coyote pessimista. Sono i nostri artisti e gli vogliamo bene così come sono.
Ci siamo messe tutte a lavoricchiare vicine vicine intorno al tavolino, con Beatrice che faceva le grandi pulizie del panno di velluto e risistemava tutti i ciondoli e gli anelli, e il sole che entrava dalla finestra del nostro lussuoso gazebo vista mare.
A scanso di equivoci stamattina, in ogni caso, mi sono presa la briga di mettere un po' di sale negli angoli del gazebo e di bruciare un po' di lavanda perché non sarà vero ma ci credo, qua Natale si avvicina e un po' di riti propiziatori male non fanno.
Gli organizzatori hanno provveduto, anche oggi, ad un tramonto straordinario, peccato solo la temperatura fosse un po' bassina, ma pare che in dicembre non si possa fare diversamente, come da contratto, e ci siamo adattati.
E' preoccupante, ma comincio a chiedermi come farò a riadattarmi al chiuso del mio laboratorio ...
Gesù, sto cominciando a sentirmi Wild Marmot ...
Dalla Villa Comunale anche per stasera è tutto!!!
Si viaggia, si veleggia per mare aperto, e mentre nuove storie si costruiscono e le sette note si ritrovano in un'unica canzone, mi vivo la bellezza di questa strana nuova avventura, questa insospettata vita semi zingara. E scopro pure che mi piace. Iniziò un sabato mattina alle otto. Ci sono stati dati in dotazione un paio di tavoli e un numero imprecisato e cospicuo di panche. In serata ci si scambiava cordiali sorrisi con il vicino di banchetto. La giornata trascorre abbastanza in fretta: ogni tanto viene a trovarci qualche amico o parente, e sabato mattina è passata pure una tromba d'aria. Torno a casa stremata, in orari improbabili, praticamente non mangio, dormo poco, non tengo il tempo di fare una lavatrice, ma mi piace quest'avventura che sto vivendo. Sto all'aria, al vento, al sole, davanti al mare e vedo uno dei paesaggi più belli del mondo. Mi metto il vestitino da Marmotta Clown e sorrido al mondo, sorrido alla gente. Sono viva, felice di esserlo, felice di essere dove sono, intera, salda, libera e consapevole. Cammino, respiro, ascolto, imparo e insegno. Dalla Villa Comunale per stasera è tutto!!
La storia della Marmotta che un autunno, all'improvviso, invece di andare in letargo, si ritrovò a svernare in Villa Comunale.
Una Marmotta e un Biochimico assonnate, dopo aver seminato panico e scompiglio in un bar, si ritrovarono sotto un gazebo bianco finestrato con vista mare, con un branco di sconosciuti e una spaventosa quantità di roba varia da sistemare, onde produrre, da tutto ciò, una gradevole galleria di artigianato artistico. L'esperimento avrebbe avuto inizio il sabato due dicembre e sarebbe terminato il 24 dicembre. Quello che non ci è stato detto, ma lo abbiamo capito abbastanza in fretta, è che uno solo uscirà vivo di qui. Il Grande Mercatino, insomma.
E tutti ci siamo messi ad allestire.
Si viene a sapere che Giovanni delle Conchiglie, due gazebi più in là, vende la fodera nera se non vi siete portati il panno per coprire i tavoli.
Si rileva che il bar lì vicino fa un buon caffè.
Il Biochimico e la Quaglia, professionali e artistiche, studiano la disposizione del banchetto, io faccio danni, vado a prendere il caffè, metto qualche punessa e qualche spillo.
Gli altri partecipanti, a squadre di almeno due persone, fanno lo stesso.
Chi appende catene, chi tende fili, chi si ciacca e jastemma, chi va a prendere il caffè, al pomeriggio eravamo all'incirca sistemati e abbastanza nervosi.
Il mattino dopo, compostamente, si chiacchierava da una postazione all'altra e ci si chiedeva “Gradite un po' di caffè?”
In settimana si è passati alle collette per comprare taralli sugna e pepe, alle pizze rustiche recate da mamme amorevoli, al take away cinese, oltre al caffè, ovviamente; ci siamo raccontati la storia della nostra vita e abbiamo fatto gruppo compatto. Siamo prossimi all'occupazione e all'autogestione del Gazebo degli Artisti ...
Vinceremo il Grande Mercatino!!!!!
Domenica sera pioggia a cataratte.
Non ci siamo fatti mancare nulla.
Oggi sembravamo degli sfollati: tutti depressi sotto il gazebo nell'umido più totale in attesa del responso del fabbro, mangiando orridi hot dog e meditando strategie di sopravvivenza.
Confidiamo nel sole ...
E' vivere.
Senza rimpianti.
Senza malinconie.
STIAMO LAVORANDO PER NOI ...

La Marmotta. Chi altri?
Direttamente da Cartoonia, disegnata apposta per essere esattamente dove sono e fare esattamente quel che faccio.
E in ogni caso: ... "è che mi disegnano così!"
utente anonimo in POLPETTE DI MELANZAN...
evdea in SULLA RELATIVITA' DE...
Attivissimo.net
Beppe Grillo
Certe Piccole Manie
Deuolf
Elsinore
Flor
Gatti Pazzi
Giocando
In Cerca di Me
La Stanza di Carta
Le plissé
Morfeo
N'bruz
Resistenzaitaliana
Risveglio
Senza Fretta
The Terminal
Vacuum Caucus
Windspirit
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
articoli
avvisi ai naviganti
diario
felini alla riscossa
immagini
marmeditazioni
marmotte nello spazio
recensioni
ricette
villa marmotta
visitato *loading* volte
| adopt your own virtual pet! |
| adopt your own virtual pet! |
| adopt your own virtual pet! |